Al traino dei ricordi – Carlo Moneda

“Correvano i primi anni settanta, ormai Rio era già un nome consolidato ed io, che provenivo, a quel tempo, da un settore lontano dalla nautica, mi appassionai a quel mondo affascinante, così unico e tutto da scoprire. Dal punto di vista editoriale, il mio interesse per Nautica Rio coincideva con la scoperta di un mondo nuovo: mari, fiumi, laghi che finalmente potevano essere esplorati da una differente prospettiva. Da spettatore a protagonista, passando per questi oggetti ‘misteriosi’ e intriganti che consentivano a me e alla mia famiglia di amare un elemento, l’acqua, che riportava alla memoria l’infanzia del mare Adriatico dei paesi natali veneti. E non è un caso, se le barche Rio sono state l’ideale viatico nautico per l’intera famiglia Moneda: la mia patente nautica dei primi anni 80 a bordo di un Goal, la carriera giornalistica di Roberto testando pilotine e cabinati Rio, la professione marketing di Stefania. E come dimenticare la prima uscita sull’open Rio motorizzato jet-Piaggio: una domenica solare; un appuntamento in cantiere e via su per il Sebino, scorazzando tra le acque tranquille di un lago che ha visto per natali alcuni tra i marchi che hanno fatto la storia della nautica italiana: Rio, Riva, Sarnico, Archetti….Raggiungiamo l’isola più grande d’Europa all’interno di uno specchio lacustre: Montisola. Pranzo a base di pesce al ristorante Archetti e via di corsa verso Sarnico per evitare le onde che al pomeriggio increspano il lago di Lovere. Ma ecco qualcosa di inaspettato: il motore si ferma. In balia delle onde di un lago che sembra divertirsi della nostra innocente disperazione, riusciamo a fermare un distratto gommonauta che con rispetto dell’inesperienza colta nei nostri sguardi impauriti, ci traina magnanimo sino al cantiere. Il buon Belotti, sornione, ci fa notare il sacchetto di plastica sulla grata di aspirazione dell’acqua dell’idrogetto….Una risata liberatoria e un ricordo amaro per un tempo che non c’è più.”

Carlo Moneda
Pubblicitario

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