Discorso sui massimi sistemi: disciplina e melodia – Antonio Soccol

Erano anni un po’ così. Tu entravi nel negozio di piazza San Babila a Milano. C’erano, in scala, i modellini di prestigiosi motoryacht e motoscafi, quelli che gli anglofoni chiamano runabouts. Questi ultimi erano esposti “in carne e ossa”: autentici pianoforti.

Buonasera”.
‘sera” rispondeva una arcigna signora alzando appena lo sguardo.
Belle queste barche…Di cosa sono fatte?” il tutto tamburellando le fiancate con le nocche e con aria da grande intenditore.
Mogano”.
Mmm. E quanto costano?”
Senta, lei è venuto a farmi perder tempo?”
No: è quasi Natale e vorrei farmi un regalo…”
Il modello che sta toccando, e la smetta: non è un tamburo, costa tot milioni.”
Tu calcoli che è quello che guadagni in un anno…ma c’è quella eredità in arrivo e allora spari:
Se glieli pago subito, qui, adesso con un assegno… cosa mi toglie?”
La polvere.”
???
La polvere le tolgo”. Grugno.

Potenza, nella trattativa, di essere monopolista assoluto per tutta Italia.
Belle erano belle quelle barche ma, in nessuna economia di mercato, il monopolio può reggere, anche se quelli erano anni così. E infatti….

Nel 1961 nasce il marchio Avionautica Rio che costruisce alianti e stupendi motoscafi realizzati in mogano da autentici maestri d’ascia: nomi come Colorado, Paranà, Bonito, Espera diventano popolari: sono l’affermazione della passione degli Scarani, fondatori della nuova azienda, verso il Sud America e i suoi fiumi. Rio, peraltro, in lingua spagnola significa proprio “fiume”.

Le barche sono molto belle e costano relativamente poco: meno di quelle con cui si pongono in diretta concorrenza.
Un giornalista scrive demoralizzanti banalità a proposito di “barchette jè-jè”. Per fortuna la sua totale e nota inattendibilità limita i danni. Il mio caro amico Gabriel Garcìa Màrquez sostiene che fare il giornalista serio e con cultura è lavoro acre e difficile…

Negli anni Settanta un colpo di fulmine: le barche si possono fare anche non di legno! La Rio, per prima in Italia, in collaborazione con l’ Anic del Gruppo Eni, passa dall’artigianato all’industria e crea la barca in ABS, materiale plastico termoformato. Sono scafi estremamente semplici che hanno prezzi imbattibili: del modello Rio 310 se ne produrranno oltre 50mila esemplari. Una cifra assolutamente impressionante ancor oggi. E’ il momento in cui alla Rio si avvicinano – ricordo – i migliori progettisti nautici del tempo: Renato “Sonny” Levi e Franco Harrauer cui si aggiungerà poco dopo anche il bravissimo Luciano Consigli.

Steve Jobs, il “papà” della Apple ha pubblicato, per i tipi della Sperling Paperback, un libro scritto con Leander Kahney. E’ interessante fare dei riscontri fra le idee geniali di questo guru del marketing e il comportamento dei ragazzi della Rio. Per esempio: Quando Jobs e Johnson cominciarono a progettare i punti vendita Apple partirono da una prospettiva insolita, riassunta. secondo Johnson, nella formula “arricchire la vita altrui”. Molto semplice migliorare la vita altrui…

Trovate poi, nel libro citato, dei decaloghi di comportamento. In uno, al punto 4 si legge: Concentrarsi sui prodotti.Sono la forza di gravità capace di tenere insieme il tutto.
Mentre al punto 6: Rubare:non vergognarsi di rubare le grandi intuizioni altrui.

Saint-John Perse, nel suo splendido discorso di ringraziamento per il premio Nobel, dimostrò fino a che punto siano comuni le fonti e i metodi delle scienze e delle arti.
Daniel Barenboim, il direttore artistico de “La Scala” di Milano, ha tenuto una stupenda lezione durante la trasmissione tv “Che tempo che fa” di Fabio Fazio:” la musica è vita” ha spiegato e poi analizzato: sà, la musica è disciplina e melodia.

Ecco, si può dire che, con stupenda lungimiranza, anche alla Rio, in questi primi cinquanta anni, hanno applicato disciplina e melodia. Non rimane che proseguire con giusto e legittimo orgoglio.
Arrivederci alla prossima puntata.

Antonio Soccol
Giornalista “pioniere della nautica”

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