La donna del faro – Carlo Borlenghi

Sono trenta anni che il mare è lo sfondo delle mie fotografie, di conseguenza di avventure in acqua ne ricordo parecchie.. ce n’è una in particolare, però, che ancora adesso mi piace raccontare, forse per esorcizzare il panico che quel giorno di vent’anni fa, lo devo ammettere mi investì in pieno…

Mi trovavo a Juan-les-Pins vicino ad Antibes per un servizio fotografico di una barca a motore del cantiere Rio, c’eravamo svegliati all’alba come è buona abitudine quando si vuole sfruttare la luce migliore per enfatizzare la barca e la giornata prometteva molto bene: mare calmo e cielo terso!
A mezza mattina, dopo aver fatto le foto da barca a barca, incrociammo un roccia affiorante sul quale era stato costruito un piccolo faro di cinque o sei metri d’altezza. Lo scorsi e mi venne l’idea: quel faro sarebbe stato il nostro elicottero!
A quei tempi gli elicotteri erano pochi ed avevano costi proibitivi e dunque per poter fare foto dall’alto ci si doveva ingegnare: sul Sebino per esempio ero solito utilizzare una roccia a strapiombo sul lago, qui nel mezzo del mare quel piccolo faro mi sembrava perfetto!
La barca d’appoggio s’accostò allo scoglio e con un balzo raggiunsi la piattaforma. Salii la scala di ferro arrugginito che esternamente conduceva al piano della lampada e rimirai dall’alto il mio nuovo punto di osservazione: perfetto!
Il motoscafo cominciò a fare larghi giri attorno allo scoglio e io, ignaro di ciò che sarebbe successo di li a poco, scattavo fotografie con grande soddisfazione
Adesso che ho molta più esperienza so che del mare c’è poco da fidarsi ma allora assolutamente nulla mi avrebbe fatto dubitare dell’assoluta perfezione di quella giornata: sole caldo, cielo terso e una bella barca da fotografare.. non avrei chiesto di meglio!
Eppure, improvvisamente, s’alzò un vento fortissimo e del tutto inatteso: raffiche gelide e tese che immediatamente gonfiarono il mare… la mia giornata perfetta s’era sgretolata in pochi minuti!
Le onde cominciarono a infrangersi furiose contro lo scoglio e il faro tutto a un tratto mi sembrava ancora più piccolo! Gli schizzi gelidi del mare s’alzavano fino alla mia piattaforma e io che ero in maglietta e calzoncini cominciai a realizzare le dimensioni del problema in cui mi ero cacciato!
Guardai in direzione della barca appoggio ma era evidente che con quel mare non avrebbero mai potuto attraccare…
Dopo qualche minuto vidi dalla barca Anna Scarani del cantiere che mi faceva un cenno di saluto con la mano, la barca girò la prua verso terra e si allontanò.
Lì in cima al faro solo e sconsolato dovevo essere un ben misero spettacolo…
Lo sconforto era totale, allora non c’erano i cellulari e io non sapevo davvero che fare, avevo freddo e il tempo passava lentissimo: un’ora, due, tre!
Ma ovviamente la signora Scarani non mi aveva abbandonato e anzi, efficientissima, stava organizzando il recupero, la cavalleria era già in arrivo: i pompieri francesi, su un gommone di salvataggio, apparvero all’orizzonte!
Una visione celestiale, credetemi…
Il salvataggio non fu comunque semplice, dovetti aspettare l’intervallo tra un’ ondata e l’altra, scendere a rotta di collo le scalette, lanciare lo zaino con l’attrezzatura ai miei salvatori, e, fatto dietro-front inerpicarmi nuovamente sulle scalette prima che l’ondata successiva mi portasse via.
Altra onda, scale a rotta di collo, corsa sugli scogli bagnati, e balzo plastico verso il gommone con tutta la vita che ti passa davanti agli occhi: solo chi come me, non sa nuotare, può immaginare cosa provai in quel momento!
Eppure, vent’anni dopo, (e senza nessuna lezione di nuoto nel frattempo!) passo ancora le mie giornate saltellando tra gommoni, scogli, barche e banchine… ma del resto come si dice? Il lupo perde il pelo…

Carlo Borlenghi
Fotografo e “Pioniere della Nautica”

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