Nati sotto il segno della nautica – Lucio Petrone

Gli Scarani sono entrati nel mondo della nautica praticamente nello stesso periodo in cui lanciammo “Nautica”, un’idea di Carlo Marincovich e Mario Sonnino, materializzata giornalisticamente da Vincenzo Zaccagnino e poi fortificata nel tempo da chi scrive.

Noi creammo una rivista nuova in tutto, Scarani partì sul sicuro. Nel 1963 il debutto si ispirò alla tradizione costruttiva dei bei motoscafi dei laghi lombardi, strada internazionale aperta da Carlo Riva, ma la prima da leadership fu il Rio Rolls, che presentammo sulle nostre pagine nel 1964.

Nell’occasione, la consorte del dr. Luigi Scarani, si lanciava – prima in Italia nel settore e non solo – ad applicare i segreti del marketing, presentando in un Salone Nautico di Genova – fino allora molto tradizionale – il primo evento mediatico: una barca che ruotava sulla sua piattaforma in un gioco di luci e che entusiasmò tutti i presenti. Per il cantiere quel successo segnò il deciso passaggio dalla elitaria costruzione di alianti – pur riconosciuti ottimi a livello mondiale ma limitati nel numero – a quella più popolare delle barche. Via la parola Avio, rimase ad imperare solo Nautica Rio.

Ricordo poi ancora nitidamente Anna Scarani che mi illustrava il primo 6 metri cabinato nel 1966 e 8 metri l’anno successivo, ma oltre che alla qualità della produzione era stupefacente il successo che la promoter delle barche di Luigi aveva ottenuto. Tutta la stampa italiana ed estera ne parlava, anche perché la Rio pensava già allora e parlava europeo “internazionale”;quando la televisione trasmetteva di barche, il punto di riferimento era sempre la produzione del cantiere sul Lago d’Iseo. Che marketing ragazzi: presenza nei saloni, advertising sulle riviste, rapporti con la stampa eccezionali per i tempi, prezzi sicuramente volti a rendere tangibile lo slogan del cantiere: “La barca per tutti”.E non c’erano solo parole ma fatti molto importanti. Per seguire l’onda del boom non bastava più la vetroresina e l’alluminio non convinceva: così Carlo Scarani, lanciò barche termoformate in ABS che consentirono di raggiungere i “grandi numeri” che portarono alla prima esperienza in mare qualche milione di italiani. Ecco il miracolo Rio. Si, nacque in quel periodo la nautica per tutti: il Rio 310 e il Rio 410 rappresentarono in breve circa il 30% del parco natanti italiano. Poi, forse anche per colpa nostra che lottammo e ottenemmo natanti più grandi con motorizzazioni adeguate perché fossero più sicuri, iniziò la crescita che anche la Rio via via seguì. Gli Scarani si misero alla testa della falange di tanti nuovi appassionati che poi l’hanno seguita fedelmente nel tempo o si sono rivolti a più grandi produzioni nel momento dell’evoluzione familiare. E Anna Scarani, antesignana, lanciò anche la collaborazione con gli stilisti mentre la Rio stringeva accordi con le case di motori, sperimentando anche idrogetto e fuoribordo diesel.

Tempi eroici della nautica, che vorremmo tanto rivivere, perché il settore deve ricostruire appassionati che dalla barca di entrata possano poi spaziare verso lo scafo dei loro sogni. Ne abbiamo parlato con Luigi e Anna, che ora hanno un erede altrettanto deciso: il figlio Piergiorgio, bocconiano ma col pallino della barca, un bacillo familiare che prolifera da cinquant’anni e lunga vita alla Rio!

Lucio Petrone
Senior Editor “Nautica”, Giornalista e “Pioniere della nautica”

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