Volando sulle onde – Roberto Franzoni

Sono sempre stato appassionato di aeroplani. Forse per questo il nome “Avionautica Rio”, mi aveva affascinato fin da ragazzo. Frequentatore di saloni nautici agli esordi, Milano, per primo, la mia città, con l’esposizione all’Idroscalo e le prove in acqua, Genova, con “la paura che ti fa quel mare, che si muove anche di notte, non sta fermo mai” (Paolo Conte, Genova per noi) e le barche grandi, enormi, gli yacht. Erano gli anni Sessanta e la Rio costruiva oltre a splendidi motoscafi in mogano, alianti. Legno sapiente per gli uni e per gli altri. Sapienze diverse, ma sempre per “navigare”.
Con gli anni Settanta, e non me lo sarei mai immaginato dopo anni di navigazione a vela e di Centro Velico di Caprera come istruttore e istruttore degli istruttori, divenni cliente. Avevamo fondato con il conte Dionigi Malingri di Bagnolo e Saint Genix, in arte Doi, la Yachting 72, prima società italiana di noleggio di barche a vela senza equipaggio con i mitici Arpège. Avevamo base a Palau, ancora senza porto, ma da sempre, naturalmente, con l’arcipelago della Maddalena davanti. La domanda per raggiungere le isole, Budelli in particolare, era crescente. I servizi inesistenti. Idea! E se offrissimo a noleggio anche delle barche a motore fuoribordo? Già, bell’idea… Ed eccoci a Sarnico dagli Scarani, che con una lungimiranza antesignana di scelte sempre all’avanguardia stavano stampando a rotazione i piccoli Rio 310 e Rio 410 (inutile specificare la lunghezza!) in un materiale nuovissimo fornito dall’Anic dell’Eni, il Ravikral, Abs in lastre termo stampabile, di bellissima pelle, che consente di formare due gusci con il poliuretano in mezzo e ottenere barche inaffondabili. Più bello, più leggero, più economico del Boston Whaler. E italiano.

Ne comprammo cinque, arancioni come gli Arpége, per essere ben visibili in mare, e con la motorizzazione Evinrude 20 cavalli senza patente ci fecero fare quattro magnifiche stagioni, tanto redditizie da spingere alcuni dei nostri soci di Yachting 72 a proporre di vendere gli Arpège e di allestire una flotta di Rio 410 con cui… invadere l’Italia! In parte lo facemmo, perché allestimmo una seconda base a Santa Margherita per… invadere solo il Tigullio con altri cinque Rio 410 e con altrettanto successo.

Nel 1972 tenni a battesimo la prestigiosa rivista Uomo Mare, che nacque proprio in quell’anno. Al timone di un Rio 410 di Palau scorrazzai per una settimana Giancarlo Scalfati, primo direttore e massimo fotografo della rivista, nelle agitate acque della Costa Smeralda per seguire la settimana delle Bocche, servizio portante del numero 1 della più originale e creativa rivista nautica italiana.
Fu poi l’esperienza giornalistica proprio in Uomo Mare, dove mi applicai per 13 anni e di cui divenni direttore, a farmi stare sempre più vicino alla Rio e agli Scarani. Fu da giornalista nautico che ebbi modo di apprezzare, tecnicamente, esteticamente e… sentimentalmente il prodotto, sempre originale e innovativo. E fu da giornalista che ebbi la fortuna di intrecciare un rapporto di lavoro che divenne nel tempo un’amicizia con Anna, la splendida Anna, portatrice di un vento altrettanto innovativo e inedito nella comunicazione del mondo nautico. Dagli eventi alla letteratura propagandistica, dai gadget alle campagne pubblicitarie, tutto in Rio aveva aspetto di “jamais vue”. Cito solo due barche di quegli anni che sono rimaste nel mio cuore: lo strepitoso Rio 12,50, una barca “fusion”, o “crossover”, tra fly e open, antesignana di tante soluzioni geniali, esempio di un design creativo e libero da schemi; e l’originalissimo – anche nel nome – AcquaRio una barca profonda piena di oblò subacquei per osservare i fondali e i pesci stando comodamente seduti su poltroncine, felice combinazione sonora del nome Rio con acqua per ottenere acquario, insomma una sciarada marina.

Col XXI secolo agli Scarani classici, Luigi e Anna, si è affiancato molto brillantemente Piergiorgio, – il mio Pier, come dice sempre affettuosamente Anna – che ha saputo traghettare, con la maestria del figlio d’arte a cui ha aggiunto la sua visione di manager contemporaneo, la Rio Yachts, come giustamente si chiama oggi, verso una produzione qualitativa e innovativa, secondo le richieste di un mercato sofisticato, purtroppo non più da “barca per tutti”, ma sempre più esigente di proposte intelligenti e ben realizzate.

Il nuovo slogan è “Navigare alto”. E la mente ritorna a quegli alianti dell’origine, che navigavano leggeri sulle onde dell’aria in alta quota, come le carene di Piergiorgio solcano oggi sicure le onde alte e dure di un mercato aspro che vuole di più, di più, sempre di più.

Roberto Franzoni
Direttore marketing e comunicazione San Lorenzo

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